Aldeadávila Dam: la cattedrale d’acqua tra Spagna e Portogallo – part 1

Il luogo: dove la Meseta si spezza in un canyon

C’è un punto, all’estremo occidente della Meseta iberica, in cui il Duero (Douro in portoghese) abbandona l’andatura misurata dei grandi fiumi di pianura e si fa improvvisamente fiume di roccia: una fenditura granitica profonda centinaia di metri, i canyons degli Arribes del Duero. Qui, tra rupi verticali e volte di rapaci, l’uomo ha inciso una delle opere più audaci della sua modernità: la Presa di Aldeadávila, a cavallo della frontiera naturale fra Castiglia e León e il Trás‑os‑Montes portoghese. Il centro abitato più vicino sul lato spagnolo è Aldeadávila de la Ribera (provincia di Salamanca), a circa 7–11 km a est del coronamento; sul lato portoghese il villaggio di Fornos (distretto di Bragança) si trova a circa 8 km. L’area immediatamente attorno al sito ricade nel Parque Natural/Parque Natural de Arribes do Douro/International Douro, a protezione di un paesaggio unico e di una biodiversità notevole.

Il Duero scorre per quasi 100 km lungo il confine ispanoluso, incassato tra pareti che superano spesso i 400 metri di dislivello: un corridoio naturale che ha offerto condizioni ottimali per la regolazione idrica e lo sfruttamento idroelettrico a cascata. È in questo tratto che sorge il “sistema” dei Saltos del Duero, di cui Aldeadávila è la gemma per potenza e produzione.


Perché costruirla: energia, frontiera e modernizzazione

Aldeadávila nasce da una storia di trattati di confine e cooperazione idrica fra Spagna e Portogallo. Il “Trattato dei Limiti” del 1864 definì il tracciato della frontiera; nel 1912 un accordo disciplinò l’uso dei corsi d’acqua transfrontalieri; nel 1927 un ulteriore trattato fissò il quadro per lo sviluppo idroelettrico del Duero. Nel secondo dopoguerra, in piena ricostruzione europea, la Spagna avvia una politica di grandi opere idriche: Aldeadávila è il culmine del tratto assegnato alla parte spagnola del fiume.

L’obiettivo era duplice: garantire energia a una rete elettrica in rapida crescita e regolare le portate di un fiume impetuoso dentro un canyon angusto. È il senso stesso dei “Saltos del Duero”: una catena coordinata di invasi e centrali (Ricobayo, Villalcampo, Castro, Saucelle, Aldeadávila e, più a monte, Almendra) concepita per massimizzare la produzione e stabilizzare il sistema. In questo mosaico, Aldeadávila è la centrale con la più alta produzione idroelettrica di Spagna, contribuendo mediamente con oltre l’8–9% della generazione idrica nazionale.


Quando: il cantiere che cambiò la scala dell’ingegneria spagnola

I lavori preliminari e la deviazione del fiume iniziano nel 1956; la prima centrale (Aldeadávila I) entra in esercizio nel 1962. La chiusura della diga e il completamento delle opere principali si collocano tra il 1963 e l’inaugurazione ufficiale del 17 ottobre 1964. Un ventennio dopo, tra 1983 e 1986, arriva la seconda centrale (Aldeadávila II) con gruppi reversibili (turbinaggio e pompaggio), che consente di accumulare energia pompando acqua a monte nelle ore di bassa domanda.

Queste date dicono molto del contesto: Aldeadávila appartiene alla stagione europea delle grandi dighe “alte” del dopoguerra, quando calcestruzzo, geognostica e idraulica si incontrano su scale mai tentate prima nel continente.

aldeadavila costruzione 1

Che cos’è: una “arco‑gravità” cucita al granito

La tipologia è quella, sofisticata, della diga in calcestruzzo “arco‑gravità”: un corpo che combina l’effetto ad arco (scarico dei carichi alle spalle rocciose) con quello di gravità (massa che resiste per peso), soluzione scelta per la strettezza della “cerrada” granitica, la qualità (ma anche la fratturazione) del bedrock e i vincoli idraulici di uno stretto canyon. Le spalle in granito furono trattate con iniezioni di consolidamento e tagli drenanti per migliorare impermeabilità e stabilità. L’aliviadero (spillway) principale è di superficie, integrato nella faccia di valle con otto paratoie radiali (tipo Taintor), più un tunnel di scarico ausiliario; sono presenti anche scarichi di fondo.

A colpo d’occhio i numeri la collocano fra le più alte dighe spagnole: 139,5–140 m di altezza, 250 m di lunghezza del coronamento, volumi d’invaso intorno a 114–115 hm³ su una superficie di ~368 ha. La soglia massima di scarico supera i 11.000–12.000 m³/s considerando i diversi dispositivi di sfioro.

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