La settimana che fece tremare il mondo. Il Venerdì Nero di Wall Street

Nel cuore pulsante di New York, tra le strade affollate di Manhattan e i grattacieli che sfidano il cielo, c’era un luogo che incarnava il sogno americano: Wall Street. Negli anni Venti, quel sogno sembrava non avere limiti. Le azioni salivano, le fortune si moltiplicavano, e l’ottimismo era talmente diffuso da sembrare eterno. Ma il 25 ottobre 1929, quel sogno si infranse. Quel giorno, passato alla storia come il Venerdì Nero, segnò l’inizio di una delle crisi economiche più devastanti del XX secolo.

Un decennio di euforia

Per comprendere il crollo, bisogna tornare indietro di qualche anno. Gli Stati Uniti, usciti vittoriosi dalla Prima Guerra Mondiale, vivevano un periodo di espansione economica senza precedenti. Le industrie crescevano, la produzione aumentava, e la borsa sembrava riflettere questa prosperità. Investire in azioni era diventato una moda, una forma di arricchimento rapido e apparentemente sicuro. Anche chi non aveva grandi capitali si lanciava nel mercato, spesso acquistando titoli “a margine”, cioè prendendo in prestito denaro per comprare azioni, nella speranza che il loro valore aumentasse.

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Questa corsa all’investimento generò una bolla speculativa. I prezzi delle azioni salivano non perché le aziende fossero realmente più produttive o redditizie, ma perché tutti volevano comprare, spinti dall’illusione di guadagni facili. Le valutazioni di mercato si distaccarono sempre più dalla realtà economica. Le banche, poco regolamentate, alimentavano il fenomeno concedendo prestiti a chiunque volesse investire. Il sistema sembrava solido, ma era costruito su fondamenta fragili.

I giorni che precedettero il crollo

L’autunno del 1929 portò con sé i primi segnali di instabilità. Già da settembre, alcuni analisti cominciarono a notare che i prezzi delle azioni erano eccessivamente gonfiati. Alcuni grandi investitori iniziarono a vendere, cautamente, i propri titoli. Ma la fiducia generale era ancora alta, e la maggior parte degli operatori ignorava i segnali.

Il giovedì 24 ottobre, noto come Giovedì Nero, fu il primo giorno di panico. In apertura di mercato, milioni di azioni furono messe in vendita. I prezzi iniziarono a scendere rapidamente, e la paura si diffuse tra gli investitori. Le sale di contrattazione si riempirono di urla, telefoni squillanti e volti tesi. Alcuni dei principali banchieri di Wall Street — tra cui Thomas Lamont di J.P. Morgan — tentarono di intervenire, riunendosi in fretta e furia per organizzare un’azione di salvataggio. Acquistarono grandi quantità di titoli per cercare di stabilizzare il mercato, e per qualche ora sembrò funzionare: i prezzi si fermarono, il panico si attenuò.

Ma era solo una tregua.

Il venerdì 25 ottobre, il mercato aprì con un clima di incertezza. Molti piccoli investitori, ancora scossi dal giorno precedente, iniziarono a vendere. I grandi operatori, che avevano sostenuto i prezzi il giorno prima, non intervennero con la stessa forza. Le vendite continuarono, e il nervosismo si trasformò in paura. Le notizie del crollo iniziarono a diffondersi anche fuori dagli Stati Uniti, e le borse europee cominciarono a tremare.

Il fine settimana non portò sollievo. I giornali titolavano con parole come “panico”, “crollo”, “disastro”. Le famiglie americane, che avevano investito i risparmi di una vita, iniziarono a temere il peggio. E il peggio arrivò.

La settimana del crollo

Il lunedì successivo, 28 ottobre, fu un giorno drammatico. Il mercato aprì in caduta libera. Le vendite furono massicce, e nessuno sembrava disposto a comprare. I titoli persero valore a una velocità impressionante. Le azioni di grandi aziende come General Electric, U.S. Steel e RCA crollarono. In un solo giorno, il Dow Jones perse oltre il 13%.

Il martedì 29 ottobre, passato alla storia come il Martedì Nero, fu il punto di non ritorno. Quel giorno furono scambiate circa 16 milioni di azioni, un record assoluto per l’epoca. Il panico era totale. Molti investitori, incapaci di coprire i debiti contratti per acquistare a margine, furono rovinati. Le banche iniziarono a fallire, e la fiducia nel sistema crollò.

In meno di una settimana, Wall Street aveva perso circa il 30% del suo valore. Ma il vero impatto si sarebbe visto nei mesi e negli anni successivi.

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